Ho avuto per nonno
un umile contadino;
un giorno, nel sonno,
prima che il mattino

mi svegli di nuovo,
lo rivedrò in sogno
fra la felce e il rovo,
sotto un castagno

fiorito; per un’ultima
volta sentirò la voce
sua narrarmi, prima
che svanisca veloce,

dei frutti, dei campi,
del fieno e degli orti,
dei tuoni, dei lampi
e di tempi ora morti;

per un’ultima volta
lo abbraccerò stretto
con l’anima stravolta
e tamburi nel petto;

guarderò quel viso
segnato dagli anni
e quel suo sorriso
sordo agli affanni,

colmo di speranza;
non piansi il giorno
in cui partì senza
mai più far ritorno:

ero piccolo ancora,
ignoravo che la vita,
giunta una certa ora,
fuggisse via, sfinita;

quando lo incontrerò
in quel mio miraggio,
questo ed altro dirò
a quel mite saggio,

le mani unite, come
quand’ero bambino,
affrontando insieme
anche quel mattino.

A mio nonno, a coloro che hanno a cuore la propria terra, a chi prende sapendo che è un dovere restituire.
Composta il 03 settembre 2013. Quartine a rime alternate.