Roccia che sporgi
sullo scuro dirupo,
che da lassù scorgi
la volpe ed il lupo

andare per radure
e macchie; roccia
che scruti migrare
merlo e beccaccia

quando gli alberi
si colorano d’oro
e mutan in velieri
le foglie del moro;

roccia che affiori
dall’erba vigorosa
fra i caduchi fiori,
mostrami a cosa

porta questa vita
che corre e freme
e alla volta infinita
rivolge sua speme!

Immutabile volto
che fissi l’oriente
oltre il bosco folto
e l’esile torrente,

dimmi, a che vale
infondo l’esistenza
il cui esito fatale,
scritto in partenza,

sembra il vincolo
fallace di contratto
oscuro e subdolo?
Forse nell’anfratto

fra le umide fronde
si cela quel sapere,
forse sulle sponde
di mota così scure

è scritta ogni cosa;
in questo libro vivo,
con il gufo e la rosa,
la lucciola e il rovo,

con l’ape ed il fiore,
la faina e la betulla,
un invisibile autore
riversa sua favella;

roccia, mia silente
amica che, placida,
osservi a ponente
purpurea e limpida

aria serotina, svela
tale lingua segreta
che l’apparir invola
alla mente inquieta

dell’essere umano;
lenisci il mio dolore
e rivelami la mano
di quello scrittore

nascosto ai mortali
da ere ed elementi,
immune agli strali
delle nostre menti!

Composta il 04 agosto 2014. Quartine a rime alternate.