Scorre lento il Vallogna,
nel suo giaciglio di pietre,
sotto un paese che sogna,
tra le colline ancora tetre;

il cuculo fra molli fronde
canta nell’oscurità, solingo:
la voce roca vola via, fende
l’aria, figge nel cuor fango

e terra, prati e orti, boschi
e cascine; l’amata infanzia
su sentieri ombrosi, freschi,
torna con profonda letizia

alla mente sì che per brevi
istanti d’essere lì m’inganno:
da sempre, quando ho grevi
crucci e l’animo in affanno,

ripenso allo sfilare adagio
del mite rivo, alla sua voce
che par sussurro, al ciliegio
lì vicino che arride al noce,

ai girini danzar nelle pozze,
al fruscio di chiome lambite
dal vento, alle magioni rozze,
umili, dalle austere facciate

ma piene di vita e calore,
ai nembi nel cielo turchino,
alla squilla che batte le ore,
a quel mondo di bambino;

scorri sempre o Vallogna,
lì, nel tuo giaciglio di pietre:
io son quel paese che sogna,
io sono quelle colline tetre!

Il Vallogna è un piccolo torrente della bergamasca che nasce dal colle Bastia. Scende a valle in un greto dalle rive spesso ripide ed impraticabili, pacatamente, come un vecchio saggio molto riservato. Tutto attorno boschi ombrosi di castagni, cornioli, faggi, betulle, robinie e tanti altri, lo avvolgono in un abbraccio verde. Solo più in basso il corso diviene facilmente accessibile, meno schivo, un po’ giocoso, più incline a rivelare il fanciullo che è in lui. Al suo fianco ho trascorso parte della mia infanzia: a lui dedico questa poesia.
Composta il giorno 01 giugno 2013. Quartine a rime alternate.